"Made in Italy" non è una scritta sul packaging. È una decisione operativa che si paga ogni giorno.
Nel design italiano di oggi convivono due Made in Italy molto diversi. Uno è dichiarato, stampato sull'etichetta, sostenuto da un ultimo passaggio produttivo sul territorio nazionale. L'altro è vero — la filiera è italiana lungo l'intero processo: materia prima, progettazione, produzione, rifinitura, packaging.
Sembra una sfumatura. Non lo è. Le due cose hanno costi diversi, tempi diversi, qualità diversa, e generano un prodotto diverso.
Il Made in Italy vero costa di più. Perché retribuisce competenze italiane su ogni passaggio, non solo sull'ultimo. Perché usa terre, vetri, ceramica prodotti in Italia — non semilavorati importati e assemblati qui. Perché richiede una struttura organizzativa più complessa, e quindi meno margini nel breve.
Il Made in Italy vero, però, è l'unico che tiene nel tempo. Perché il cliente premium — quello che paga il prodotto italiano il 30-40% in più di un equivalente asiatico — quel cliente non compra un adesivo. Compra un racconto che vuole poter verificare. E se non trova coerenza, non torna.
In I Giardini di Giulia abbiamo scelto la strada lunga. Ceramica italiana, vetro italiano, progettazione italiana, manifattura italiana. Non è una posa di marketing: è la ragione per cui possiamo dire ai nostri partner retail e hospitality che il prodotto che consegniamo è quello che raccontiamo.
Il Made in Italy o è vero, o è una parola in prestito.